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Da Fini a Lessig, l'elogio di Internet come diritto

Al convegno "Internet è libertà" Lawrence Lessig spiega che l'attuale copyright rende clandestina la creatività dei giovani. Fini: a Internet il Nobel

Claudio Leonardi

12marzo 2010
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Da Fini a Lessig, l'elogio di Internet come diritto

Tutto esaurito, si sarebbe detto un tempo, per il convegno tenutosi a Montecitorio dal titolo "Internet è libertà". Promosso dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha visto l'attesissima partecipazione di Lawrence Lessig, guru del diritto applicato a Internet, docente di harvard, autore del celebre libro Cultura Libera e ideologo delle licenze Creative Commons, ascoltato da un folto pubblico che ha ignorato la diretta online per il gusto di esserci.

                                                                        
Lessig, definito da Fini "uno dei massimi teorici di un approccio liberale alla Rete", con scelta discutibile dei termini, soprattutto applicati agli Stati Uniti, ha dato prova, ancora una volta, del suo proverbiale equilibrio e ha ripercorso gli elementi fondamentali del suo approccio intellettuale. Per prima cosa, il copyright, che necessita una urgente riforma e che, nelle condizioni attuali impedirebbe "alle nuove generazioni di essere creative", spingendole "verso la clandestinità". Secondo Lessig, se si vogliono evitare effetti corrosivi per la democrazia e il diritto, i governi "devono avere umiltà nell’affrontare la regolamentazione: non si può uccidere questa tecnologia. Chiediamo ai governi di non imbarcarsi in una guerra senza speranza" perché, è il messaggio più forte di Lessig, "la guerra a Internet è la guerra ai nostri figli".

                                                               
E tuttavia, Lessig non è arruolabile tra le fila di chi rinuncia al senso critico a priori quando si parla di web, e anche in questa occasione ha invitato a non dividersi in due fronti manicheisticamente opposti: "Internet è un’architettura abilitante, un’innovazione non prevista foriera di libertà, ma c’è sia il bene sia il male" ha spiegato, ribadendo, comunque, che i legislatori devono abbandonare atteggiamenti troppo bellicosi nei confronti della Rete.

                                                             
Il presidente della Camera ha fatto eco alle parole di Lessig, condannando interventi censori dall’alto e facendo un elogio della capacità di auto-regolamentazione del web, "strumento di libertà e di conoscenza" attraverso cui "si può anche esercitare il controllo sull’efficienza della pubblica amministrazione". Fini non ha usato mezzi termini nel definire Internet un "diritto fondamentale" e nell'abbracciare la candidatura al Nobel per la Pace della Rete, ufficialmente accettata in questi giorni dalla Nobel Foundation, insieme ad altri 236 aspiranti.

                                                          
Il convegno ha previsto, dopo la Lectio magistralis del professor Lessig, uno spazio di discussione moderato dal direttore di Wired, Riccardo Luna, a cui hanno contribuito, tra gli altri, Juan Carlos De Martin, professore del centro studi Nexa su Internet & Società al Politecnico di Torino, Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia e il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, che ha dato il suo nome a un decreto molto discusso che regolamenta la trasmissione video anche online.

                                                        
De Martin ha elogiato l'apertura culturale degli Stati Uniti alla tecnologia e ha bacchettato l'arretratezza italiana. Secondo il professore del Politecnico torinese, i legislatori dovrebbero occuparsi più di formazione della popolazione, nell'uso e nella comprensione dei nuovi media, e meno della loro irregimentazione su vecchi standard.

                                                                              
L'ultima parola, però, è toccata proprio al viceministro più criticato e attaccato dal popolo del web, ammesso che di popolo si possa realmente parlare. Romani ha inteso chiarire un punto del decreto che porta il suo nome e che è in via di approvazione, un punto giudicato ambiguo da molti giuristi. YouTube potrebbe essere toccata dalle norme previste nel decreto che riguarda l'assetto televisivo.
E i due fronti contrapposti, paventati da Lessig, si sono subito riposizionati.

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