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La classifica dei virus più dannosi di febbraio

Ecco la classifica dei malware identificati dai Kaspersky Lab nel mese di febbraio 2010

a cura di Franco Forte

10marzo 2010
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La classifica dei virus più dannosi di febbraio

Nella prima tabella sono riportati programmi malware, adware e programmi potenzialmente pericolosi che sono stati individuati e neutralizzati dalla scansione online effettuata dai Kaspersky Lab. Le prime 5 posizioni non sono mutate rispetto al mese scorso e, a giudicare dal numero di infezioni, l’epidemia di Kido ha leggermente perso vigore.




Exploit.JS.Aurora.a, un exploit molto attivo che approfitta delle vulnerabilità di diversi software, è entrato direttamente in settima posizione.
Tra le new entry, una coppia di programmi adware FunWeb.q in ventesima posizione, è un perfetto esempio di adware: è una toolbar per i browser più diffusi, e consente agli utenti un accesso facilitato alle risorse di alcuni siti web (di solito quelli a contenuto multimediale). FunWeb.q modifica inoltre le pagine che l’utente visita in modo da mostrare i banner pubblicitari.

Le cose si fanno più complicate nel caso di un non-virus: AdWare.Win32.RK.aw, che occupa la tredicesima posizione. Si tratta dell’applicazione RelevantKnowledge che si diffonde e installa assieme ad altri software. Nelle norme di privacy stabilite dalla società produttrice l’utente viene informato che il programma traccerà virtualmente tutta la sua attività, soprattutto su Internet, raccogliendo automaticamente le informazioni personali del malcapitato, e salvandole sui propri server. Prosegue dicendo che tutti questi dati raccolti verranno usati con il solo scopo di “aiutare a creare il futuro di Internet” e che tutti i dati saranno ben protetti. Sta poi all’utente decidere se credere o meno a quanto riportato.

Il malware in Internet
La seconda Top Twenty presenta i dati generati dal componente web dell’anti-virus, e offre una panoramica sulla situazione delle minacce online. Questa classifica include i programmi identificati su pagine web come dei malware scaricati sui computer da pagine web.



Prima di tutto, notiamo un aumento improvviso Gumblar.x, che ancora una volta ha riguadagnato posizioni dopo essere virtualmente sparito in gennaio. Il mese scorso c’era stato un altro attacco di Gumblar. Ad ogni modo, questa volta i criminali informatici non hanno apportato grandi modifiche, ma semplicemente raccolto nuovi dati per accedere ai siti visitati dagli utenti e poi infettarli il più ampiamente possibile.

L’epidemia di Pegel iniziata a gennaio è cresciuta di 6 volte: ci sono 4 rappresentanti di questa famiglia tra le new entry, uno dei quali è salito subito in terza posizione. Si tratta di un downloader non diverso da Gumblar, che infetta, tra gli altri, anche i siti fidati. Un utente che visiti una pagina infetta, viene reindirizzato dallo script maligno verso una risorsa pericolosa. Per assicurarsi che l’utente non sospetti di nulla, vengono usati nomi di siti popolari nelle url di queste pagine. Tali link conducono a pagine contenenti un altro script, che fa uso di svariati metodi per scaricare il file eseguibile principale. I metodi usati sono piuttosto tradizionali: lo sfruttamento delle vulnerabilità di prodotti software quali Internet Explorer e Adobe Reader, così come il download tramite una speciale applet Java (un’applicazione Java a codice byte).

Il file eseguibile principale è il noto Backdoor.Win32.Bredolab, impacchettato usando vari packer maligni (parecchi di questi sono identificati come Packed.Win32.Krap.ar e Packed.Win32.Krap.ao).

Alla nona posizione della seconda classifica troviamo Aurora.a, l’exploit per la vulnerabilità identificato dopo un massiccio attacco diretto verso svariate versioni di Internet Explorer a gennaio.

L’attacco, che ha avuto ampia copertura negli ambienti IT, ha colpito grosse società (tra cui Google e Adobe) ed è stato nominato Aurora da parte del nome di percorso del file usato dagli autori per uno dei file eseguibili. Aurora ha cercato di accedere alle informazioni riservate degli utenti e ha minacciato la proprietà intellettuale delle società colpite tentando di impossessarsi di codici sorgenti. L’attacco è stato condotto utilizzando e-mail contenenti link a siti di malware con exploit che portavano al download sui computer di file eseguibili senza che gli utenti se ne accorgessero.

È da notare che i programmatori Microsoft erano consapevoli di questa falla da parecchi mesi, ma nonostante ciò è stata riparata solo dopo un mese dall’inizio del suo sfruttamento. Nel frattempo il codice sorgente dell’exploit è diventato di pubblico dominio e solo i cyber-criminali più pigri non sono riusciti ad impiegarlo nei propri attacchi: nella nostra raccolta contiamo già oltre 100 variazioni di exploit che sfruttano questa vulnerabilità.

I fatti parlano da soli. Le maggiori minacce per gli utenti rimangono le vulnerabilità presenti in alcuni dei software più diffusi. Il semplice fatto che i criminali informatici facciano largo impiego di vulnerabilità identificate parecchi mesi addietro, significa che esse rappresentano ancora un problema. Purtroppo, installare tutti gli aggiornamenti dei maggiori pacchetti di software non è sufficiente a garantire la sicurezza dei computer, poiché spesso i vendor non rilasciano le patch in tempo. Pertanto, gli utenti devono continuare a stare in guardia, soprattutto se usano frequentemente Internet, senza mai dimenticarsi di aggiornare la propria soluzione antivirus!

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