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L’applicazione iMussolini rimossa dal suo creatore
Dopo una denuncia da parte dell’Istituto Luce che detiene i diritti sui filmati dei discorsi di Benito Mussolini, l’applicazione che ha fatto il giro del mondo ha dovuto chiudere i battenti
di Franco Forte
04febbraio 2010
Alla fine ha rinunciato. Luigi Marino, ormai diventato noto in tutto il mondo grazie all’applicazione per iPhone chiamata iMussolini, che consente di visionare i filmati di oltre un centinaio di discorsi di Benito Mussolini sullo smartphone di Apple, ha dovuto togliere dall’App Store la sua geniale (almeno da un punto di vista mediatico e commerciale) nonché molto controversa applicazione, grazie all’intervento del suo legale, che ha capito quanto la faccenda cominciasse a diventare pericolosa, visto l’utilizzo “leggiadro” che Marino ha fatto di materiale coperto da copyright.
I discorsi di Mussolini, infatti, sono stati recuperati dal web, ma questo non significa che non siano coperti dai diritti d’autore. Anzi: il copyright per quei filmati è detenuto dall’Istituto Luce, che infatti, attraverso la società Cinecittà Luce, ha denunciato Luigi Marino per l’uso non autorizzato del materiale storico riferito ai discorsi di Mussolini.
Ma i problemi per Marino erano cominciati già da diverso tempo, guadagnandosi da una parte le accuse di apologia di fascismo da parte di molti utenti del web e di qualche (raro, per la verità) politico, e persino una denuncia da parte di un’associazione americana di reduci dell’Olocausto, che certo non hanno gradito il revival mussoliniano.
In realtà, tutte queste polemiche hanno favorito la diffusione e la vendita dell’applicazione iMussolini (lo sappiamo, basta parlare di qualcosa, anche male, per attirare subito l’interesse della gente), consentendo a Marino di venderne moltissime sull’App Store di Apple (addirittura con un aumento di prezzo, che dopo il lancio a 79 centesimi di euro è salito a 1 euro e 59 centesimi).
Al di là di considerazioni personali sulla buonafede o meno di Marino (qualcuno ha paventato un’accusa di apologia di fascismo, che nel nostro Paese è ancora un reato), è evidente che l’iPhone e l’App Store si stanno imponendo come strumenti potentissimi capaci di fare costume e di decretare la fortuna di chiunque, anche con pochi mezzi, abbia l’intuizione giusta. Che poi sia un’intuizione che piace o meno, che scandalizza o diverte, questo lo stabilirà il popolo della Rete.
L’importante è vedere che nonostante tutto la tecnologia è sempre più permeante nella nostra società, soprattutto quando parliamo di Internet e degli ultimi gioielli per la comunicazione come l’iPhone.
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