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De Benedetti: Google News deve pagare le notizie
Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo L'Espresso, interviene sul Sole 24 Ore riguardo alla vicenda Google News appoggiando la filosofia di Murdoch
redazione
09dicembre 2009
Le polemiche fra Google News e gli editori non accennano a placarsi, nonostante il gesto distensivo fatto dall'azienda di Mountain View la scorsa settimana, quado bigG ha comunicato di cedere alle richieste degli editori introducendo un sistema per il pagamento delle notizie. Dopo le dure parole di Rupert Murdoch, che di fatto aveva dato il via alla polemica con il motore di ricerca più usato al mondo, a dire la sua è oggi Carlo De Benedetti, Presidente del Gruppo L'Espresso, che tramite un intervento sul Sole 24 Ore fa sapere di essere sulla stessa linea di pensiero del magnate australiano.
De Benedetti, infatti, premia la pubblicazione dell'editoriale di Schmidt, direttore del Wall Street Journal, del quale ha apprezzato l'affermazione in cui il giornalista spiega come "Il problema è che oggi nel mondo dei media c'è uno squilibrio evidente in favore di Google" e prosegue spiegando che "Big G si prepara a dare a ciascun utente, in ogni singolo momento e luogo, quanto gli servirà, a cominciare dalle news. Così i giornali diventano solo uno dei tanti content provider di Google. E poiché, come il Ceo di Google spiega bene, la pubblicità che conta è legata ad altre keywords e non alle notizie, chi pagherà il lavoro di redazioni ed editori?". Agganciandosi a queste affermazioni De Benedetti conclude che il maggiore motore di ricerca del mondo "non può non pagare le notizie".
Torma quindi alla ribalta l'argomento dei guadagni di Google, che si aggirerebbero attorno ai 23 miliardi di dollari, prodotti da una rete complessa e inscindibile di servizi implementati e acquisiti nel corso degli anni, e che nessuno al mondo è in grado di replicare o di eguagliare. Proventi sui quali pendono peraltro problemi di tassazione: la Turchia chiede 32 miloni di euro in tasse mai pagate, e anche la procura di Milano sostiene che l'ufficio italiano di Google debba pagare al fisco 50 milioni di euro, a titolo di tassazione sui 240 milioni di proventi incassati nel Belpaese. La risposta della società con sede a Mountain View è che per quanto riguarda l'Europa, la sede centrale è in Irlanda, a Dublino; le altre sono solo sedi distaccate che operano solo in attività di consulenza presso le aziende per l'uso delle piattaforme digitali.
Intanto la Germania indaga su Google Analytics, uno dei tanti servizi della società di Mountain View, che permette ai proprietari di siti web di raccogliere una serie di dati statistici sui loro utenti, tra cui alcuni dati personali: genere, provenienza, gusti e comportamenti. Una "curiosità" che secondo la legge tedesca valicherebbe i limiti della legalità.
Un panorama tutto da chiarire, quindi, che lascia capire le dimensioni del business di bigG e della sua rete di servizi capillari che le permettono di detenere un controllo accurato e inarrivabile sulle attività di Internet che evidentemente inzia a dare fastidio a troppi. Per ora le proteste più forti provengono dagli editori, ai quali Google, con la mossa del First Click Free, ha dato una sorta di contentino, tenendosi stretto il privilegio delle notizie gratis in cambio del pagamento delle notizie da parte degli utenti che dopo la quinta news intendessero leggerne altre: uno stratagemma che De Benedetti considera momentaneo e che di certo non chiude la questione ma che forse basta per placare gli animi nell'immediato. Poi si vedrà.
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