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I pirati del web comprano di più
Secondo uno studio inglese, lo scaricatore illegale di musica dal web è anche il più disposto a spendere per l'acquisto legale
Attilio Varanini
03novembre 2009
Chi scarica illegalmente è spesso, anche, un acquirente forte di musica e film. L'argomento non è nuovo, e rispunta quando si parla di download illegale, pirateria, file sharing. In pochi, però, hanno misurato il fenomeno come la società inglese think-tank Demos, che ha commissionato la ricerca alla Ipsos Mori. Gli autori dell'indagine hanno intervistato mille persone tra i 16 e i 50 anni che si collegano costantemente a Internet: risultato, un intervistato su dieci ammetteva di scaricare dal web anche musica protetta dal diritto d'autore. Fin qui nulla di nuovo, anzi, il dato è probabilmente approssimato in difetto. Le sorprese arrivano quando si parla di acquisto legale. Secondo l'indagine, chi scarica musica online illegalmente non solo acquista anche attraverso i canali legali, ma tenderebbe ad acquistare di più di chi non bazzica le reti di p2p. I pirati, insomma, sono disponibili a spendere fino a 85 euro al mese per acquistare musica, 36 euro in più rispetto a chi, tra gli intervistati, ha dichiarato di non scaricare illecitamente musica dal web.
Peter Bradwell, esperto della think-tank Demos si dichiara certo che "il modo di fruire la musica è cambiato, e la richiesta dei consumatori è: prezzi più bassi e accesso rapido". Da un lato, i risultati di questa indagine non sorprendono più di tanto. Era già evidente a chi avesse dimestichezza con il mondo del peer to peer che l'attività di download si sposava con un maggiore interesse e una maggiore curiosità nei confronti di determinati contenuti e, in molti casi, costituiva una sorta di esplorazione e di assaggio per poi decidersi a un acquisto vero e proprio.
I network di file sharing sono senza dubbio un veicolo di marketing molto interessante e parzialmente già sfruttato, per non parlare dei siti di videosharing come YouTube, con il quale le case di produzione stanno concludendo accordi.
La spinta a una modifica radicale della proposta commerciale di musica, ma anche di film, è forte e ineludibile, sia nelle forme di vendita, sia, va pur detto, nei contenuti.
La proporzione tra il danno e i vantaggi nel consumo prodotti dall'attività di download illegale, tuttavia, è molto difficile da quantificare e le case discografiche, siamo certi, avranno di che contestare i dati di questa ricerca e, soprattutto, le conclusioni a cui possono portare.
La politica europea, nel frattempo, si avvia verso normative più rigorose sul rispetto del diritto d'autore. Sta facendo scuola la legge francese dei "tre schiaffi", presa a modello in Gran Bretagna e coccolato anche in seno alla Comunità Europea.
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