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La Francia approva la legge dei tre schiaffi 2
L'Hadopi 2, la versione modificata della legge che sanzionerà l'uso illegale del P2P in Francia, è stata approvata definitivamente
Attilio Varanini
23settembre 2009
La lunga odissea parlamentare del progetto di legge francese battezzato Hadopi 2 è giunta al termine. I contenuti della legge, conosciuta a anche come la "legge dei tre schiaffi", sono abbastanza noti: istituzione di una nuova autorità (l'Hadopi, appunto) che controlli e distribuisca le sanzioni a chi sia sorpreso per tre volte a scaricare da Internet file protetti dal diritto d'autore.
La legge è stata approvata ieri al parlamento francese con 258 voti a favore e 131 contro. Per il provvedimento, il governo aveva prevsito la procedura d'urgenza, dopo un primo voto all'Assemblea Nazionale, la settimana scorsa, e un voto definitivo al Senato, lunedì.
Ma i guai per questa legge, molto contrastata, non sono ancora finiti. Patrick Bloche, del partito socialista, ha già annunciato un ricorso al Consiglio costituzionale, perché il provvedimento non terrebbe in debita considerazione il diritto alla difesa.
Anche il fronte dei sostenitori della legge si sono in parte divisi al momento del voto: nell'UMP, 5 voti vontro, 5 astenuti e 55 deputati non hanno partecipato al voto; nel Nouveau Centre, 11 dei 24 parlamentari hanno votato a favore, tre contro, tre si sono astenuti e i restanti non hanno partecipato.
Ora si tratta di mettere in opera la legge votata: la nuova autorità, l'Hadopi, che dovrà avvisare gli utenti Internet che stanno scaricando illegalmente, dovrebbe essere creata a novembre. Così assicura il ministero della cultura, che prevede la piena operatività dell'Hadopi per l'inizio del 2010.
Una differenza sostanziale dell'Hadopi 2 rispetto al modello precedente, fermato dal Consiglio costistuzionale, risiede nel fatto che non sarà l'Hadopi a somministrare le sanzioni e a provvedere direttamente alla chiusura della connessione al web per i colpevoli. Tale facoltà è amministrabile solamente da un giudice, e la nuova legge ha adottata una procedura semplificata per consentire alla magistratura di chiudere i rubinetti di Internet: l'ordinanza legale.
Su questo punto si è accanita l'opposizione, che ritiene l'ordinanza legale inapplicabile in questo caso, perché prevista solamente in contesti e infrazioni sulle quali esisterebbero poche possibilità di contestazione, mentre la scelta di identificare gli utenti colpevioli in base all'indirizzo IP con cui ci si connette al web sarebbe particolarmente esposta al rischio di errori.
Franck Riester, relatore della legge, ne ha invece difeso l'equilibrio, che consentirebbe all'utente di Internet coinvolto di chiedere e ottenere una procedura legale normale, conservandone intatti i diritti alla difesa.
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