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Brunetta promette: Posta Elettronica Certificata nel 2010
Il minmistro della Pubblica Amministrazione conferma in un'intervista l'introduzione dell'e-mail che sostituisce la raccomandata
Attilio Varanini
21settembre 2009
Dopo il VoIP, arriva la posta elettronica certificata nella pubblica amministrazione e per gli italiani. A parlarne è ancora una volta il ministro Renato Brunetta, che promette entro pochi mesi, per tutti gli italiani, una PEC personale, cioè una casella di posta elettronica certificata per comunicare con gli uffici della PA.
Il ministro della Pubblica amministrazione ha confermato la promessa in una intervista rilasciata oggi a Mattino Cinque. "Tra qualche settimana inizierà a diffondersi la posta elettronica certificata, equivalente alla raccomandata", e a tutti coloro che npon hanno pc ha assicurato, tra il serio e il faceto, "Glielo porteremo a casa". Nei prossimi 4 mesi sarà avviata la sperimentazione con Inps e Aci, e già da gennaio "tutti italiani che lo vorranno avranno un account gratuito".
Ma cos'è la PEC?
Più PEC per tutti, dunque, come peraltro previsto nell'ultimo DPCM sulla Posta Elettronica Certificata (la PEC, appunto), emesso sulla scia di quel Codice dell'Amministrazione Digitale che riconosce l'informatica come un diritto per tutti i cittadini. Ma di cosa stiamo parlando e, soprattutto, a cosa ci serve?
La PEC è un tipo di posta elettronica, dotato di specifiche caratteristiche (gestore certificato CNIPA, e così via) a cui la legge riconosce lo stesso valore legale (ma a un costo minore) di una raccomandata A/R. Ora, in base al DPCM, ogni cittadino che ne faccia richiesta, senza alcun onere per lui, riceverà un indirizzo di PEC direttamente dal Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie del Consiglio dei Ministri. Naturalmente, l'assegnazione non è fine a se stessa: anche le PA sono state recentemente vincolate a dotarsi di una casella di PEC. Obiettivo: digitalizzare le comunicazioni cittadino – ente pubblico. Una volta attivata, infatti, la propria PEC sarà considerata indirizzo giuridico ufficiale, a cui la Pubblica Amministrazione (PA) potrà inviare ogni documento (vedi colonna accanto). Naturalmente, anche le PA dovranno rendere facilmente accessibili i propri indirizzi PEC: essa potrà diventare per tutti lo strumento più sicuro e affidabile (non può essere smarrito da nessun postino, né alterato) per ogni lamentela e richiesta alla PA, con risparmio di soldi e tempo a vantaggio di tutti. Come si realizzerà il tutto? Sarà predisposto un sito ah hoc in cui, tramite un form interattivo, chiunque di noi potrà inserire il proprio nome, cognome e codice fiscale, e vedersi in poco tempo attivata la sua bella casella di PEC. Certo, nulla è perfetto: anche per evitare che siano attivate caselle a Paolino Paperino o che qualcuno si appropri del nome d'altri, infatti, l'ultimo passagio della procedura dovrà compiersi presso gli uffici pubblici... che da quel momento in poi, si spera, dovrebbero essere meno frequentati da poveri cittadini in fila. Tutto bene, allora? Be', a essere onesti, prima di esultare, vorremmo vedere un po' di fatti seguire le parole. Per ora, ci risulta che le PA stiano cercando di dotarsi loro stesse della PEC, e non sappiamo quanto siano pronte a dotare qualcun altro... Ciò non toglie, naturalmente, che l'intento sia virtuoso. Ma visti i precedenti (molte buone intenzioni ma la realizzazione finale sempre rimandata), ci permettiamo un po'di scetticismo.
Naturalmente, noi vi terremo aggiornati. Magari via PEC.
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