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La legge Levi imbavaglia i blog? Forse sì
C’è diffidenza, da parte dei blogger, sulla legge proposta da Ricardo Levi sull'editoria, che contempla l’obbligo di iscrizione al ROC, anche se non per tutti
a cura di Attilio Varanini
12novembre 2008
Se ne parlò nel giugno 2007, della proposta di legge di Ricardo Levi per disciplinare l'editoria. Dapprima accantonata, sembra che stia tornando in discussione nelle aule parlamentari, come segnalato dal giurista Daniele Minotti sul suo blog, citato in queste ore da diversi organi di stampa. Sommersa dalle polemiche all'epoca del secondo Governo Prodi, la legge venne messa da parte dopo essere stata accusata d'essere liberticida, di imbavagliare i blog, di imbrigliare Internet con inutili obblighi burocratici e dopo essere stata definita "legge geriatrica" dal Times.
Il nuovo progetto di legge prevede l'iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC, istituito nel 1997) a cui devono sottoporsi “Tutti i soggetti che esercitano l`attività editoriale" attraverso qualunque mezzo. Beppe Grillo lo definì “Un testo per tappare la bocca a Internet”, perché costringeva tante voci libere a pagare un bollo e a sottoporsi a un iter burocratico. In effetti, rispetto al testo di allora, c'è il comma 3 dell'articolo 8, secondo cui sarebbero esclusi i blog con chiaro carattere dilettantesco (citati espressamente nelle pagine di presentazione della legge) riconoscibili perché non sono "frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro".
Molti osservatori considerano tale definizione troppo vaga, e il rischio è che basti la presenza di un banner pubblicitario per sancire il passaggio dalla franchigia all'obbligo di registrazione. A tutte le testate iscritte al ROC si applicherebbero le leggi sulla stampa, comprese, in teoria, le specifiche sulla diffamazione a mezzo stampa e l'obbligo di un direttore responsabile che sia pubblicista o giornalista professionista. Il condizionale è d'obbligo perché la legge prevedeva che dei dettagli pratici si occupasse un'autority ancora da costituirsi e, in ogni caso, sul punto non era e non è troppo chiara. Quel che è certo, è che le modifiche apportate alla legge non sembrano convincere i più agguerriti detrattori del progetto, e che il tam tam della polemica si prepara a diffondersi nel web.
Per approfondire:
- Torna la legge sui blog, e tornano le semplificazioni
Il nuovo progetto di legge prevede l'iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC, istituito nel 1997) a cui devono sottoporsi “Tutti i soggetti che esercitano l`attività editoriale" attraverso qualunque mezzo. Beppe Grillo lo definì “Un testo per tappare la bocca a Internet”, perché costringeva tante voci libere a pagare un bollo e a sottoporsi a un iter burocratico. In effetti, rispetto al testo di allora, c'è il comma 3 dell'articolo 8, secondo cui sarebbero esclusi i blog con chiaro carattere dilettantesco (citati espressamente nelle pagine di presentazione della legge) riconoscibili perché non sono "frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro".
Molti osservatori considerano tale definizione troppo vaga, e il rischio è che basti la presenza di un banner pubblicitario per sancire il passaggio dalla franchigia all'obbligo di registrazione. A tutte le testate iscritte al ROC si applicherebbero le leggi sulla stampa, comprese, in teoria, le specifiche sulla diffamazione a mezzo stampa e l'obbligo di un direttore responsabile che sia pubblicista o giornalista professionista. Il condizionale è d'obbligo perché la legge prevedeva che dei dettagli pratici si occupasse un'autority ancora da costituirsi e, in ogni caso, sul punto non era e non è troppo chiara. Quel che è certo, è che le modifiche apportate alla legge non sembrano convincere i più agguerriti detrattori del progetto, e che il tam tam della polemica si prepara a diffondersi nel web.
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