Focus
40 anni di mouse, un salto indietro nel passato
È ricordata come “Mother of All Demos”, la madre di tutte le presentazioni, e dopo 40 anni ha ottenuto un’altra standing ovation.
a cura di Piersandro Guerrera
11dicembre 2008
L’uomo che 40 anni fa era sul palco, Douglas Engelbart, questa volta era dalla parte degli spettatore. Martedì 9 dicembre 2008 presso l’Università di Standford, negli Stati Uniti, si è tenuto presso il Memorial Auditorium un evento commemorativo che ha riproposto la registrazione in video della presentazione del 9 dicembre 1968, presso la Fall Joint Computer Conference, dove Engelbart e il suo team mostrarono un futuristico computer, nome in codice NLS, e un Online System.
Ricordata per lo più come la presentazione che introdusse per la prima volta il mouse per computer, fu il momento in cui Engelbart e il suo team di ricercatori rivelarono un nuovo modo di utilizzare il computer, molto più vicino a come lo usiamo adesso di quanto negli anni ‘60 facessero quei sistemi dotati di carte bucherellate.
La Mother of All Demos, che adesso sembra la lunga sequenza di un film di fantascienza classico, segnò il debutto dei collegamenti ipertestuali e della modifica dei testi su schermo, presentando inoltre un sistema di videoconferenza.
Engelbart usò un mix di schermi e camere per ottenere le immagini generate dal computer, creando un’interfaccia che adesso sembra un po’ vintage e un po’ futuristica. Con le loro facce sovraimposte sullo schermo del computer, i ricercatori di San Francisco e quelli di Menlo Park parlavano tra loro, condividevano file, cliccavano su parole al posto che sulle finestre. L’interfaccia sembrava infatti una primitiva versione del DOS che offriva anche il supporto per il mouse.
Chi era presente alla dimostrazione originale e comprese la visione di Engelbart era senza fiato. “Avevo il cuore in gola per tutto il tempo”, ricorda Tom Hagan, CEO di Actioneer. Due anni dopo la compagnia per cui lavorava acquistò Computer Displays Inc. (CDI), l’azienda che produsse il primo mouse, come parte del suo computer ARDS (Advanced Remote Display System).
Durante l’evento Hagan aveva con sé il primo mouse prodotto e lo ha mostrato ai partecipanti durante una pausa. Era beige e rozzo, con tre tasti scomodissimi e grosso quanto cinque iPhone messi uno sull’altro. Sul retro la sigla: CDI Serial Number 001.
Il cofondatore di Logitech, Daniel Borel, era presente per festeggiare la vendita del suo miliardesimo mouse.
Nel video del 1968, prima di iniziare la presentazione, Engelbart ha fatto una breve introduzione descrivendo la sua visione del mondo dei computer. “Se nel vostro ufficio voi, lavoratore intellettuale, aveste a disposizione un monitor per computer collegato a un computer che è sempre pronto tutto il giorno per fare istantaneamente quello di cui avete bisogno, quando potrebbe valere tutto questo?” chiedeva nel 1968.
Dopo aver assistito in silenzio alla riproduzione dei 25 minuti di presentazione, i presenti nel Memoral Auditorium di Standford hanno fatto una standing ovation in onore di Englebart. Poco dopo Engelbart, circondato da amici e con in braccio sua nipote Emily, ha ammesso di avergli fatto uno “strano” effetto rivivere quella dimostrazione dopo 40 anni.
In un certo senso, è strano pensare che ai tempi gli fu quasi impedito di procedere con quella dimostrazione, perché era troppo costosa, tecnicamente impegnativa e non compresa dalla maggior parte dei coetanei di Engelbart.
Il lavoro di Engelbard venne finanziato dalla National Aeronautics and Space Administration (comunemente nota come NASA) e dal Dipartimento della Difesa americano, ma non tutti compresero la sua visione dei computer. “Uno dei meriti di Doug è quello di aver creduto nel suo progetto anche quando il 90 percento delle persone pensava che fosse pazzo”, ha ricordato Bill Paxton, un ricercatore dell’Università della California che faceva parte del team del 1968.
Un altro spettatore della dimostrazione del 1968 sostiene che l’industria dei computer, con i suoi sistemi incompatibili tra loro, non ha probabilmente mai compreso del tutto le idee di Engelbart. “La sua visione non è stata rappresentata negli ambienti di oggi”, ha detto infatti Andries van Dam durante l’evento dello scorso 9 dicembre, un professore di scienza dei computer della Brown University. “Oggi possiamo fare tantissime delle cose mostrate in questo sistema meglio di come erano state immaginate, ma non funzionano insieme”.
Anche l’anarchico e collaborativo Web 2.0 probabilmente non è ancora al livello della visione di Engelbart, sostiene ancora il professore. “Penso che l’architettura progettata da questi maghi, e il capo dei maghi soprattutto, batta una serie di idee e adattamenti simili. È la mancanza di un’architettura principale di cui si sente la mancanza a questo punto”.
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