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Il mito di tutti i viaggiatori zaino in spalla, con tanti sogni nella testa e pochi soldi in tasca, è sempre stato il viaggio in autostop. Poco diffuso in Italia, è sempre stato molto utilizzato nei paesi nordici e negli Usa. Il problema di questo tipo di viaggio è sempre stato quello di far incontrare domanda e offerta: le interminabili attese col pollice alzato avranno forse qualcosa di romantico, ma potendo evitarle…
È qui che Internet diventa davvero prezioso: siti come Viavai, Hitchhikers.org e Autostop.it, sono pensati per essere dei punti di incontro telematici fra chi cerca un passaggio gratuito o dietro un modico rimborso spese, e chi gradisce avere compagnia quando guida e magari spartire il costo della benzina.
I servizi offerti da questi siti sono gratuiti, previa registrazione; per Autostop.it, è prevista una tassa di iscrizione di 5 euro annui. Risolto il problema del trasporto, resta quello di dormire a sbafo: è questo che deve essersi detto il giovane Casey Fenton, che nel 2003, a venticinque anni, ha ideato il servizio di Couch Surfing, ovvero come viaggiare “saltando” da un divano all’altro. Si tratta di un social network in cui ciascun partecipante mette a disposizione degli altri viaggiatori il divano della propria abitazione su cui dormire, una stanza o anche solo un angolo di giardino in cui piantare la tenda. Nel momento in cui un iscritto ha in programma un viaggio, si mette in contatto con i componenti della comunità più vicini alla meta del suo itinerario, chiedendo ospitalità . Durata, natura e termini della sistemazione sono chiariti anticipatamente via web tra le parti: non sono previsti compensi monetari, anche se qualche dono è sempre bene accetto.
Chiaramente, dato che far entrare uno sconosciuto in casa propria è sempre un’operazione un po’ delicata, Fenton ha previsto diversi livelli di sicurezza. L’iscrizione al sito è riservata ai maggiorenni; in fase di accettazione, inoltre, si deve compilare un profilo molto dettagliato, in modo che gli altri membri della comunità sappiano il più possibile sul loro potenziale ospite. Infine, al termine di ogni viaggio, sia il padrone del divano che il viaggiatore, possono lasciare un feedback sul sito, raccontando la loro esperienza.
Se non trovate il divano che fa per voi, potreste prendere in considerazione l’idea di dormire in aeroporto. C’è chi, come la canadese Donna McSherry, grazie all’aiuto di viaggiatori squattrinati come lei, ne ha schedati ben 5.300; sul suo sito Sleeping in airports trovate recensioni, dritte e tutto quanto occorre per passare notti tranquille fra un volo e l’altro.
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Focus
VIAGGIARE ON-LINE
Organizza la tua vacanza on-line: costa meno, e si possono consultare le opinioni degli altri viaggiatori per non incappare in brutte sorprese
di Franco Forte e Federico Guerrini
12giugno 2008
Viaggiare gratis (o quasi)
7. Viaggiare gratis (o quasi)Il mito di tutti i viaggiatori zaino in spalla, con tanti sogni nella testa e pochi soldi in tasca, è sempre stato il viaggio in autostop. Poco diffuso in Italia, è sempre stato molto utilizzato nei paesi nordici e negli Usa. Il problema di questo tipo di viaggio è sempre stato quello di far incontrare domanda e offerta: le interminabili attese col pollice alzato avranno forse qualcosa di romantico, ma potendo evitarle…
È qui che Internet diventa davvero prezioso: siti come Viavai, Hitchhikers.org e Autostop.it, sono pensati per essere dei punti di incontro telematici fra chi cerca un passaggio gratuito o dietro un modico rimborso spese, e chi gradisce avere compagnia quando guida e magari spartire il costo della benzina.
I servizi offerti da questi siti sono gratuiti, previa registrazione; per Autostop.it, è prevista una tassa di iscrizione di 5 euro annui. Risolto il problema del trasporto, resta quello di dormire a sbafo: è questo che deve essersi detto il giovane Casey Fenton, che nel 2003, a venticinque anni, ha ideato il servizio di Couch Surfing, ovvero come viaggiare “saltando” da un divano all’altro. Si tratta di un social network in cui ciascun partecipante mette a disposizione degli altri viaggiatori il divano della propria abitazione su cui dormire, una stanza o anche solo un angolo di giardino in cui piantare la tenda. Nel momento in cui un iscritto ha in programma un viaggio, si mette in contatto con i componenti della comunità più vicini alla meta del suo itinerario, chiedendo ospitalità . Durata, natura e termini della sistemazione sono chiariti anticipatamente via web tra le parti: non sono previsti compensi monetari, anche se qualche dono è sempre bene accetto.
Chiaramente, dato che far entrare uno sconosciuto in casa propria è sempre un’operazione un po’ delicata, Fenton ha previsto diversi livelli di sicurezza. L’iscrizione al sito è riservata ai maggiorenni; in fase di accettazione, inoltre, si deve compilare un profilo molto dettagliato, in modo che gli altri membri della comunità sappiano il più possibile sul loro potenziale ospite. Infine, al termine di ogni viaggio, sia il padrone del divano che il viaggiatore, possono lasciare un feedback sul sito, raccontando la loro esperienza.
Se non trovate il divano che fa per voi, potreste prendere in considerazione l’idea di dormire in aeroporto. C’è chi, come la canadese Donna McSherry, grazie all’aiuto di viaggiatori squattrinati come lei, ne ha schedati ben 5.300; sul suo sito Sleeping in airports trovate recensioni, dritte e tutto quanto occorre per passare notti tranquille fra un volo e l’altro.
Indice dei contenuti
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