Focus
Grandangoli per ampie vedute
Noti a chi fa della fotografia una professione, i grandangoli restano un po’ in ombra a chi invece scatta per puro divertimento. Vediamo perché, cosa offre il mercato e in che modo conviene usarli
11ottobre 2006
Gli obiettivi grandangolari garantiscono una notevole profondità di campo anche scattando con bassi valori F di apertura, motivo per cui si prestano alla fotografia paesaggistica, mettendo contemporaneamente a fuoco gli oggetti più vicini e quelli più lontani.
Presenti sul mercato sia come modelli a focale fissa, sia come obiettivi zoom, inducono distorsioni dimensionali e prospettiche sugli oggetti, tanto più evidenti quanto più ci si porta dal centro verso il bordo dell’inquadratura. Distorsioni che rappresentano talvolta l’elemento chiave di una composizione fotografica, capaci cioè di trasformare un soggetto piatto e banale in uno molto più originale e d’effetto. Nelle inquadrature eseguite con gli obiettivi grandangolari, si cerca infatti di posizionare ai bordi dell’immagine, pur senza esagerare, oggetti che, deformandosi, diano movimento a un’inquadratura che altrimenti comunicherebbe ben poco. Oggetti “chiave” che talvolta sono detti “quinte”, in riferimento alle quinte teatrali.
Paesaggi e panorami non rappresentano tuttavia l’unico impiego dei grandangoli, tuttaltro. Gli ambienti chiusi, angusti, i soggetti dai quali non è possibile allontanarsi prima di scattare, sono tutti potenzialmente inquadrabili con un obiettivo grandangolare. Ce ne sono alcuni infatti che permettono di esporre a soli 13-14 cm di distanza dal soggetto.
La qualità costa
Le case produttrici investono molte energie nella progettazione e sviluppo dei grandangoli, non sempre facili, soprattutto per quanto riguarda la corretta e omogenea distribuzione della luce all’interno dei gruppi ottici di cui si compongono, difficoltà che spesso influiscono sul prezzo. Non di rado infatti si osservano immagini riprese con grandangoli che evidenziano una netta perdita di luce ai bordi, secondo quel difetto che nel gergo fotografico va sotto il nome di “vignettatura” e che si fa tanto più evidente quanto più la lunghezza focale è corta. Meno è accentuato questo “disturbo”, a parità di focale, migliore è la qualità dell’obiettivo. Maggiore però è il prezzo.
La prova del nove si effettua inquadrando il cielo, quando è azzurro e privo di nuvole. Non verrà fuori un’immagine da mostra fotografica, anzi, ma avrete la possibilità di valutare la qualità dell’obiettivo grandangolare, osservando quanto omogeneo è l’azzurro su tutto il campo visivo. Stupisce poco quindi che il costo di un potente grandangolo, progettato per le reflex analogiche o digitali, e per fornire risultati eccellenti, superi, a volte di parecchio, quello del corpo macchina sopra il quale è montato.
I tre obiettivi recensiti sul numero di PC World di ottobre, hanno un prezzo compreso fra i 449 euro del modello di Tamron (SP AF 17-50 mm F/2,8 XR DiII) e i 1.260 euro di quello proposto da Nikon (AF-S DX Nikkor 12-24 mm F/4 G IF-ED), passando per gli 899 euro del grandangolo fornito da Canon (EF-S 10-22 mm F/3,5-4,5 USM). Sono modelli speciali, appositamente progettati per le reflex digitali, per la massima resa dei colori e la migliore distribuzione della luce dentro l’inquadratura.
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