Director's Cut

Tutto quello che un direttore (non) può dire – Di Alfredo Distefano

Pagina successiva »

Tecnologia da zaino

Durante la recente presentazione dell’iPad, Steve Jobs ha riportato una citazione dal Wall Street Journal: “L’ultima volta che una tavoletta ha sollevato così tanto interesse, c’erano scritti sopra alcuni comandamenti”. L’arguto riferimento biblico rende bene l’idea dell’incredibile copertura mediatica offerta alla presentazione del nuovo nato di casa Apple, anche da parte dei media generalisti. Il motivo principale di tanto interesse, a mio parere, è che il prodotto annunciato tocca il “cuore” degli stessi editori di giornali. Se iPad dovesse rivoluzionare il modo di leggere testi (libri elettronici, riviste, quotidiani), anche gli editori dovrebbero affrettarsi a saltare sul treno in corsa, molto più di quanto non abbiano fatto finora. E se questo avvenisse, anche le abitudini più radicate di ognuno di noi verrebbero influenzate.

Un esempio?  Guardiamo i pesantissimi zaini scolastici degli studenti, carichi di libri di testo. I testi di una prima media, ad esempio, costano abbondantemente più di 200 euro: una cifra sulla quale si potrebbe lavorare per arrivare a un’offerta di bundle tra lettore a basso costo e contenuti digitali. Certo, questo rischia di scardinare tutta una serie di oliati meccanismi che coinvolgono ad esempio aggiornamenti più o meno giustificati di libri di testo, mercatini dell’usato…  Ma i vantaggi in questo caso sarebbero evidenti,  anche per una scuola come quella italiana che vive un rapporto con la tecnologia molto particolare: da una parte molti istituti sono ancora indietro rispetto all’informatica, sia come strumenti, sia come preparazione; dall’altra, si ha la pretesa che arrivati a un certo livello scolastico, le famiglie siano iper-informatizzate e connesse, costringendo diverse famiglie ad aggiornarsi.

La “tecnologia da zaino scolastico”, se ben promossa a tutti livelli, potrebbe portare anche nel nostro Paese a importanti passi in avanti: e su questo anche i produttori di eReader dovrebbe fare importanti valutazioni, proponendo non solo lettori coloratissimi e superfighi (vedi iPad), ma anche versioni a basso costo, con buone funzioni di annotazione e (altra questione importante) di salvaguardia dei file acquistati e degli investimenti fatti dalle famiglie. Perché la tecnologia utile costa, ma se i suoi vantaggi sono ben percepiti e il prezzo è quello giusto, aziende e famiglie sono pronte ad adottarla.

Alfredo “OldFred” Distefano

24 febbraio, 2010 | 1 Commento

Un evento memorabile

Quando con la redazione abbiamo pensato, diverso tempo fa, come festeggiare al meglio un traguardo importante come i vent’anni di PC World Italia, abbiamo deciso da una parte di coinvolgere i nostri lettori, rendendoli protagonisti della maggioranza degli articoli della rivista del ventennale, dall’altra di chiedere a personaggi di spicco del mondo della tecnologia di raccontarci come sarà il nostro futuro tra altri vent’anni. La risposta c’è stata da entrambe le parti, con lettori che hanno popolato le varie aree appositamente create del nostro forum, e personaggi anche carismatici e storici che hanno dato il loro contributo per delineare il nostro futuro.

Ma non ci siamo fermati qui: abbiamo voluto creare un numero della rivista davvero speciale, che resistesse alla tentazione di pura autocelebrazione che questi appuntamenti si portano dietro. Oltre a interessarvi e divertirvi con i prodotti perfetti o le scorribande storico/futuristiche in cui si articola la sezione del ventennale, non abbiamo mancato di offrirvi sul numero di PC World Italia ora in edicola diversi articoli di approfondimento su software, hardware e internet, come siamo abituati a fare su ogni numero. Trovate anche una nutrita serie di test di prodotto, ai quali abbiamo apportato ritocchi grafici per migliorarne ulteriormente la fruibilità, con schede riassuntive ancora più chiare e colori più comunicativi. Abbiamo inoltre introdotto un frontespizio della sezione prove hardware per offrirvi una panoramica dei prodotti testati e informarvi sui criteri di scelta e valutazione degli stessi, e abbiamo meglio strutturato la sezione Business Center, che ora include anche una breve sezione di news dedicate a piccole imprese e professionisti.

Non contenti, abbiamo puntato a un regalo davvero importante e prestigioso da fare ai nostri lettori: G Data Internet Security 2010, un prodotto di sicurezza completo di ultimissima generazione (non la classica versione già ritirata dal mercato…), che include il programma antivirus G Data indicato dai laboratori statunitensi e tedeschi come il numero uno del 2010.  In pratica, il top che si possa desiderare in quanto a sicurezza, completamente gratis e che in questo numero ha preso il posto del tradizionale disco allegato.

Non vi basta? Allora approfittate dell’occasione di iscrivervi al Club del 20 anni, un club esclusivo che vi consentirà di usufruire da subito di promozioni a voi dedicate, ma che continuerà a seguirvi con sconti e promozioni imperdibili durante tutto il 2010. Perché i vent’anni di PC World non durano solo un numero, ma vi accompagneranno con proposte e contenuti interessanti per un anno intero. E vedrete che le novità interessanti di PC World continueranno anche nei prossimi numeri, proseguendo nel nostro stile di rinnovamento continuo per soddisfare al meglio le esigenze dei lettori.

Consentitemi infine di ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo particolare numero di PC World, dall’editore, a tutta la redazione, alle grafiche, ai leader che hanno contribuito con i loro interventi, ai produttori che hanno permesso offerte e promozioni. Soprattutto ringrazio i lettori, che credendo nella nostra rivista ci hanno consentito di arrivare a percorrere insieme 20 anni di storia e che continueranno a essere la nostra guida anche negli anni futuri.

Alfredo “OldFred” Distefano

1 febbraio, 2010 | 3 Commenti

Avatar e l’uomo dei sogni

GARANZIA NO SPOILER: non viene svelato nulla della trama del film.

Non sono un critico cinematografico e non pretendo di esserlo. Sono solo un grande appassionato di film di fantascienza e, forse per questo, grande fan di James Cameron, un regista e autore che ha regalato alla fantascienza parecchi film: i primi due Terminator, The Abyss, Aliens… Più in generale, mi piace l’approccio di Cameron al cinema: sarà per la sua formazione da fisico, ma sembra che in quasi ogni film da lui realizzato Cameron si diverta a sperimentare nuove tecnologie e in diverse occasioni è riuscito a introdurre nelle sue produzioni novità mai viste prima, per lo meno con la qualità da lui perseguita e raggiunta. Qualche esempio? In Terminator 2 c’è la prima applicazione su larga scala della computergrafica 3D e del morphing al corpo umano, in Titanic c’è il primo utilizzo serio del computer per simulare folle di persone… Per non parlare del fatto che prima di iniziare le riprese di Titanic, Cameron ha costretto la produzione a progettare una particolarissima telecamera subacquea per consentirgli di fare una ricognizione del relitto della nave sommersa, perché “voleva capire che cosa si provava a essere sul Titanic”, cosa che poi è riuscito a far sperimentare a milioni di spettatori con il suo film.

In Avatar, però, James Cameron ha rischiato davvero grosso, puntando molto su due tecnologie, come il 3D stereoscopico e l’animazione di personaggi in computergrafica controllati dal motion capture, che quando nel lontano 1995 il regista ha concepito il film non promettevano niente di buono. Il 3D, anche se non era certo una novità, aveva portato fino a quel momento a realizzazioni che venivano troppo influenzate dalla tecnologia e si trasformavano più che altro in una sorta di demo per colpire le pupille dello spettatore. L’animazione dei personaggi in computergrafica aveva partorito nel peggiore dei casi semplici macchiette, e nei casi migliori (ad esempio Gollum de Il Signore degli Anelli) aveva creato dei personaggi che “bucavano” lo schermo soprattutto per la loro caratterizzazione estrema, non certo per la loro naturalezza. In Avatar, invece, queste tecnologie vengono sfruttate insieme per regalare allo spettatore qualcosa di nuovo: dei personaggi che, pur non essendo in carne e ossa, già dopo pochi secondi di apparizione sulla scena convincono pienamente lo spettatore e diventano più “vivi” degli attori veri, esprimendo con il corpo e le espressioni del viso emozioni naturali e “umanissime”. E il 3D stereoscopico serve a rafforzare la forza evocativa degli scenari, per rendere più drammatiche certe sequenze e per scolpire ancora di più nel cervello degli spettatori la presenza scenica dei personaggi, senza invadere lo schermo con effetti speciali inutilmente forzati.

Come avrete già capito, Avatar mi è piaciuto, e anche molto. La cosa non era assolutamente scontata, dato che per quanto detto prima, le mie aspettative sul film erano molto alte e quindi sarebbe stato molto facile restare delusi… Invece il film è piaciuto a me e, cosa che mi ha colpito ancora di più, è piaciuto a tutta la famiglia, che tra moglie e figli copre una gamma di gusti veramente molto ampia. Mi è piaciuto anche scoprire solo dopo la visione (mi ero imposto di non leggere niente prima di vedere il film, per lasciarmi il gusto della scoperta) che Avatar rappresenta il sogno di un uomo: James Cameron infatti, dopo l’enorme successo di Titanic, aveva deciso di impiegare tutte le sue risorse (anche economiche) per realizzare il suo sogno, ovvero la creazione di una nuova saga di fantascienza. Ho un debole per chi ha un grande sogno e si dedica con convinzione a realizzarlo. E il grande successo già riscosso da Avatar non solo corona gli sforzi di un grande sognatore, ma dimostra anche che tecnologia e grande cinema possono andare a braccetto, producendo opere che colpiscono, emozionano e coinvolgono gli spettatori. Con buona pace dei critici che ritengono belli solo quei film che sono in bianco e nero, meglio se statici e possibilmente disperati.

Alfredo “OldFred” Distefano

21 gennaio, 2010 | Nessun commento

Ragazzi suicidi, computer e parole

Sono direttamente coinvolto nelle vicende dei due ragazzi liceali che in questi giorni stanno occupando le pagine di giornali e siti Internet per presunti suicidi o tentativi di suicidio, dato che sono vicino per diversi motivi a quelle persone e ho la possibilità di accedere a informazioni di prima mano. Fin da quel doloroso venerdì in cui è morto un ragazzo quindicenne a Milano a causa di un volo dal quinto piano, ero preoccupato del fatto che la notizia fosse trapelata sui giornali, ma speravo nell’oblio certe volte assicurato dalla rapidità con cui si masticano le notizie oggigiorno, dato che sulla discrezione è ormai quasi impossibile puntare. Questa speranza è stata però definitivamente infranta quando, proprio in concomitanza con i funerali del ragazzo, è sopraggiunta l’altra vicenda della ragazza che ieri si è gettata, secondo testimonianze oculari, dalla finestra di un liceo milanese  della stessa zona: naturalmente, i giornali hanno subito collegato le due vicende, con il solito condimento di imprecisioni e commenti forzati. Ma la cosa che alla fine mi ha spinto a scrivere queste parole è stato il titolo di un’intervista a un sacerdote che conosceva la ragazza, pubblicata oggi sul Corriere Milano: “Don <nome>: “Meno computer e più dialogo”". Un titolo che si presta a essere erroneamente classificato come la solita tirata sulle cattive tecnologie che traviano il cuore degli adolescenti, fatta dal sacerdote tradizionalista di turno. Conosco bene quel sacerdote e posso assicurare che invece la tecnologia la usa ogni giorno e la conosce meglio di molti sedicenti appassionati; proprio per questo quanto afferma diventa ancora più credibile. E la sua intervista riporta ben altri messaggi, all’interno dei quali assume il giusto significato anche quel titolo semplificatore. Ecco un breve stralcio di quanto afferma sul Corriere, con l’invito a leggere per intero il testo che qui non posso riportare: “So solo che i nostri adolescenti hanno bisogno non di maggiori, ma di migliori attenzioni. Noi diamo loro ogni cosa e spesso escludiamo il dono della fatica. In più, questi mezzi di falsa comunicazione fatta di parole contratte e clic affrettati non li aiutano affatto a esprimere i sentimenti  e a razionalizzarli. Serve un’alleanza educativa fra le famiglie, le scuole, gli oratori, le associazioni sportive, i centri ricreativi; meno computer e cellulari e più parole giuste, sante, sagge”.

Queste sue frasi, tra l’altro, vengono dopo altre che ritengo almeno altrettanto importanti. Alla domanda esplicita sui rapporti con la morte del ragazzo di venerdì, lui risponde: “Del caso dell’altro giorno so che familiari e amici stretti escludono l’ipotesi del suicidio”. Già, è proprio questo il punto: delle tante cronache che ho letto in questi giorni, quasi nessuno ha riportato il fatto che rispetto alla prima affrettata ricostruzione giornalistica che parla di suicidio, ci sono molti indizi che fanno pensare al tragico incidente, che ha portato quel ragazzo a cadere dalla finestra. Nessuno sarà mai certo di questa versione (non ci sono testimoni oculari), ma è altrettanto probabile, anzi più probabile, di quella del suicidio. Peccato che la cronaca di alcuni giornali dia invece per scontata la seconda ipotesi, senza neanche le doverose parole attenuanti come “presunto ” o “ipotesi di”: e quando un’affermazione viene data per certa di continuo sui mass media, nella testa delle persone diventa comunque vera. Sarebbe bastato ascoltare pochi minuti di sobrie testimonianze dei compagni del ragazzo al funerale per capire invece quanto l’ipotesi del suicidio fosse improbabile.

Quello stesso sacerdote tutt’altro che oscurantista che ha parlato della priorità delle “parole sagge” rispetto a computer e cellulari, ha concluso l’intervista dicendo: “Anche chi fa informazione dovrebbe interrogarsi. Bisogna trattare questi casi non come notizie. Stiamo parlando di persone: servono rispetto, attenzione, umanità, ascolto e, piuttosto, l’eloquente silenzio di un abbraccio”. Non credo che ci sia nient’altro da aggiungere.

13 gennaio, 2010 | Nessun commento

Quel desiderio soddisfatto

Per curiosità, sono andato a ripescare l’editoriale scritto esattamente un anno fa, dove avevo elencato alcuni desideri “tecnologici” per il 2009; temevo però che una lista stilata 12 mesi fa rischiasse oggi di suonare superata e smentita dai fatti.  Rileggendola, mi ha invece colpito uno di quei desideri, che qui riporto: “Mi piacerebbe che gli sviluppatori di sistemi operativi e di piattaforme hardware comprendessero che la gente è stufa di dover cambiare sistema ogni pochi mesi per stare dietro a novità tecnologiche che spesso non portano a miglioramenti reali nell’esperienza d’uso”… Ebbene, ho l’impressione che con il lancio di Windows 7 qualcosa di questo desiderio si sia avverato. Una ipotesi confermata dai risultati di una indagine svolta da PC World USA presso più di 500 lettori che hanno scelto di installare Windows 7 fin dal lancio, per verificarne il grado di soddisfazione: le risposte sono infatti state decisamente positive nei confronti del nuovo nato di Microsoft. Un esempio su tutti: ben il 70% del campione ha risposto di essere estremamente soddisfatto di Windows 7, un altro 24% ha detto di esserlo abbastanza, il 4% ha detto di essere neutrale e solo il 2% ha affermato di non essere soddisfatto. Per confronto, nell’analoga indagine svolta dopo il lancio di Windows Vista, solo poco più del 30% aveva dichiarato di essere estremamente soddisfatto e circa il 25% affermava di essere “non impressionato”. E se non vi sembra un gran risultato aver migliorato il grado di soddisfazione rispetto al discusso Vista, pensate a quello che ha detto uno dei partecipanti all’indagine, facendo crollare un vero e proprio tabù: “Io sono decisamente un uomo Apple, ma Windows 7 mi piace”…
Non mi interessa tanto che Microsoft abbia (finalmente?) realizzato un prodotto riuscito, ma quanto che uno dei pregi riconosciuti di Seven sia proprio il fatto che non richiede aggiornamenti dell’hardware, anzi riesce a funzionare anche su piattaforme non molto potenti. A volte i desideri si avverano…
Auguro a tutti che qualche desiderio per il 2010 si realizzi!
Alfredo “OldFred” Distefano

P.S. Commentate per confrontare i vostri desideri per l’anno nuovo

24 dicembre, 2009 | Nessun commento

Digitale terrestre: inverno con effetto neve

Ogni tanto capita che una tecnologia si diffonde in modo così rapido e capillare da far compiere un balzo all’alfabetizzazione tecnologica di un’intera popolazione. In Italia è già successo con i cellulari: l’uso del telefonino ha portato persone di qualsiasi età a fare i conti con concetti come controllo mediante tastiera, menu, lettura e cancellazione di messaggi, memorizzazione e richiamo di informazioni, che si ritrovano nella maggior parte dei sistemi informatici odierni.

Ed è quello che sta ora succedendo con la televisione digitale terrestre: il passaggio da una tecnologia così consolidata come la televisione analogica a quella con segnale digitale, costringerà tutti a fare i conti con gli strumenti necessari alla sua gestione. Gli effetti si stanno già osservando: persone a digiuno di tecnologia che chiedono aiuto all’amico “esperto”, esperti in altri campi tecnologici che si fanno comunque incastrare da offerte allettanti sui decoder salvo poi trovarsi interdetti davanti al cavo mancante o al fatto che il proprio modernissimo registratore digitale non registra più niente…  Per non parlare delle tante persone che in Lazio si sono ritrovate senza immagini al momento del cosiddetto “switch-off”, ovvero quando sono stati spenti i canali analogici per passare su quelli digitali. E ora tocca alla Campania…

Sul numero di dicembre di PC World cerchiamo di essere di aiuto con un articolo pratico per evitare le non poche trappole in cui ci si può imbattere nel tentativo di adeguare il proprio televisore, insieme a una dettagliata comparativa di chiavette per ricevere il digitale terrestre sul proprio pc e a una guida per godersi al meglio l’alta definizione, altra tecnologia che potrebbe avere nuova linfa a causa degli aggiornamenti dei televisori più vecchi. Anche sul nostro sito troverete molti aiuti in tal senso, ad esempio con una breve guida ai bollini dei decoder.

In ogni caso, presto in tutte le case italiane chiunque dovrà fare i conti con una modalità d’uso della tv più “informatica”: si dovrà interagire con menu, lunghi elenchi di canali, memorizzazione di preferiti e, spesso, con funzioni di riproduzione di contenuti digitali o persino videogiochi che per molti, soprattutto i più anziani, saranno un’assoluta novità. Se non ci si adegua, al posto delle ipnotiche immagini della nostra TV comparirà il cosiddetto “effetto neve”, ovvero l’immagine confusa dovuta all’assenza del segnale. Sempre ammesso che questo sia un male…

Alfredo “OldFred” Distefano

30 novembre, 2009 | 1 Commento

Dietro lo specchio

Mi è capitato recentemente di fare un’esperienza singolare. D’intesa con l’editore, abbiamo organizzato quello che viene definito “focus group”, ovvero uno studio su campioni di lettori eterogenei per capire il loro giudizio sulla nostra rivista mensile perché, come ho detto molte volte, il parere dei lettori è per noi davvero importante. La cosa più singolare è che ho avuto la possibilità di seguire tutti gli incontri con i lettori dietro uno specchio semiriflettente, nel senso che io vedevo e sentivo i lettori che esprimevano liberamente le loro opinioni, mentre loro non vedevano me: sapevano che c’era qualcuno dietro lo specchio, ma mai si sarebbero immaginati che ci fosse il direttore della rivista. A parte l’effetto un po’ da telefilm CSI, l’esperienza è stata interessante, molto istruttiva e a tratti divertente: pensate a quello che verrebbe fuori facendo una cosa di questo tipo con i propri colleghi di lavoro o con la propria famiglia…
Non è possibile condensare in poco spazio tutte le conclusioni a cui sono giunto in quelle ore passate dietro lo specchio; molte però verranno in breve tempo trasformate in azioni sulla rivista. Questo processo è già iniziato nel numero di ottobre, dove abbiamo completamente rivisto la sezione della posta, dando molto più spazio alle domande e risposte sui problemi concreti che incontrano i nostri lettori e separando più chiaramente gli ambiti riservati alle opinioni dello staff redazionale. Abbiamo anche mirato a una maggiore sobrietà e chiarezza dei temi esposti in copertina, senza per questo rinunciare all’impatto della stessa. Sul numero attualmente in edicola scoprirete altre novità, come la prima comparsa della rubrica Business Center (già presente da tempo sul nostro sito), dedicata esplicitamente alle tematiche dei professionisti e di chi opera nella piccola e media impresa, molti dei quali sono nostri lettori. E’ invece scomparsa la rubrica Digital Lounge, considerata sacrificabile in base ai risultati del focus group; questo non vuol dire che non ci occuperemo più di argomenti come l’intrattenimento digitale, ma lo faremo con un taglio particolare che scoprirete nei prossimi numeri. Vi invito quindi a continuare a seguirci: come spesso accade sul nostro sito, le novità non finiscono certo qui.

Alfredo “OldFred” Distefano

29 ottobre, 2009 | Nessun commento

Windows 7 e Microsoft: una vera svolta?

Lo avete letto anche su questo stesso sito: Windows 7 non si presenta come una completa rivoluzione rispetto al precedente Windows Vista, ma piuttosto come un’evoluzione, in molti casi un miglioramento, un’ottimizzazione. Si afferma anche che Windows 7 è quello che doveva essere Windows Vista e non è mai stato… In ogni caso, è difficile sentire affermare che Windows 7 rappresenti un cambiamento radicale. Perché allora chiedersi se per Microsoft si tratta di una svolta? Perché per la prima volta da quando io mi ricordi, a un lancio di una nuova versione di Windows non ci si è più domandati, come d’abitudine, “quali computer dovremo comprare o aggiornare per far funzionare le nuove carattersitiche del sistema operativo?”, ma piuttosto “il nuovo sistema operativo funziona bene anche sulle macchine attuali, magari non nuovissime?”. E, novità ancora più interessante, è che Microsoft è già pronta a rispondere positivamente alla domanda, anzi, quello delle prestazioni decenti su macchine non nuovissime diventa uno dei cavalli di battaglia di Microsoft per promuovere Windows 7. Non c’è dubbio: è anche e soprattutto il mercato che ha imposto questo cambio (questo sì, radicale) di atteggiamento di Microsoft rispetto agli aggiornamenti dei sistemi operativi. Non si può più supporre, come era stato fatto fino a Windows Vista, che tanto poi le nuove macchine offriranno la potenza necessaria a far funzionare decentemente le novità del sistema operativo. Anzi, fenomeni ormai dilaganti come quello dei netbook hanno obbligato Microsoft a non trascurare piattaforme obiettivamente poco potenti, ma non per questo meno interessanti.

In altre parole, volente e nolente, Microsoft con Windows 7 una svolta l’ha dovuta davvero fare… Sarà vera svolta? A voi giudicarlo…

Alfredo “OldFred” Distefano

22 ottobre, 2009 | Nessun commento

Il sistema operativo del pianeta

Mentre a livello internazionale emergono timidi segnali di inversione di tendenza dopo un periodo di crisi nera, guardandomi intorno mi sembra di vivere una sorta di schizofrenia temporale: l’Italia infatti in quella crisi ci sta ancora sguazzando dentro, facendo i conti con aziende (anche) di tecnologia che fanno fatica a tirare avanti o mantengono i remi ostinatamente in barca. Mi è parso quindi un esempio di sano realismo sentir dire in una recente conferenza a Umberto Paolucci, vice president di Microsoft Corporation, che “bisogna ridisegnare il sistema operativo del pianeta”. Un frase a effetto che non si riferisce, come ironicamente si potrebbe pensare, a una pubblicità subliminare per il prossimo arrivo di Windows 7, quanto piuttosto alla necessità di rivedere il modo di interagire tra finanza, imprese e mercato, e in concreto di ripensare il modo in cui le imprese di tecnologia ideano e progettano i propri prodotti. In altre parole: passata la crisi, nessuno si potrà comunque permettere di operare come faceva prima, perché per le aziende la necessità di misurarsi con il “mondo esterno” sarà ineluttabile.
Una esigenza raccolta e amplificata da Bernhard Scholz, presidente della Compagnia della Opere, che alla stessa conferenza ha invitato le aziende a puntare su due aspetti fondamentali: il realismo, cioè la piena conoscenza della situazione del mercato, prerequisito per porre la giusta sfida ai propri dipendenti; e la fiducia, coniugata come carico di responsabilità da affidare ai propri lavoratori. Come rovescio della medaglia, Scholtz ha mandato un messaggio ai giovani, invitandoli a presentarsi in azienda con due desideri: quello di conoscenza (della realtà in cui l’azienda opera) e quello di assunzione di responsabilità, entrambi necessari per rispondere alla sfida del lavoro e attivare le proprie capacità. Con un avvertimento: le persone desiderose di conoscenza e di responsabilità sono sempre più ricercate dalle aziende, e sempre più raramente  trovate. Forse è proprio questa la vera questione da affrontare per cambiare il sistema operativo del mondo.

Alfredo “OldFred” Distefano

30 settembre, 2009 | 6 Commenti

Autunno caldo

Poco prima di partire per le vacanze, il conduttore di una nota trasmissione televisiva sull’informatica mi ha incrociato a una conferenza stampa e mi ha chiesto un’intervista lampo su quali saranno gli elementi che caratterizzeranno il mercato del prossimo autunno. Improvvisando, ho citato un paio di elementi che, a distanza di tempo, mi sento di confermare.
Il primo è il lancio da parte di Microsoft di Windows 7, il 22 di ottobre. L’arrivo di una nuova versione del sistema operativo Windows fa sempre notizia, ma ho l’impressione che la versione 7 possa attirare particolarmente l’attenzione, dato che i test effettuati sulle versioni ormai praticamente definitive fanno ben sperare in termini di prestazioni ed efficienza, una notizia particolarmente gradita dopo la pessima percezione di Windows Vista, soprattutto da parte delle aziende.
L’altro elemento che potrà caratterizzare il prossimo autunno è l’ulteriore evoluzione dei netbook, i cui primi segni vedete descritti nelle prove e negli articoli di scenario di queste ultime settimane. Schermi più grandi, design più raffinati e prestazioni sempre più complete, affiancati da prezzi comunque bassi, rischiano di portare a una specie di “seconda informatizzazione” anche presso quelle fasce di popolazione che finora sono rimaste tagliate fuori: penso ad esempio ai “nonni” o, perché no, ai giovanissimi che più facilmente potrebbero entrare in possesso di un pc tutto loro senza necessariamente andare a “sporcare” quello del papà…
A mente più fresca, aggiungerei anche un altro fenomeno che si sta facendo sempre più evidente: la battaglia non solo commerciale tra smartphone, con l’iPhone sempre più insidiato in termini di funzionalità da modelli Android (l’HTC Hero è un esempio quasi completamente maturo), mentre Microsoft farà le sue mosse con Windows Mobile 6.5, Blackberry continuerà la sua penetrazione nel settore business e Nokia non resterà a guardare mentre gli altri rubano fette di mercato. Che cos’hanno in comune tutti queste tipologie di smartphone? La connessione alla Rete, sempre più onnipresente e continua: forse il Grande Fratello di Orwell ce l’abbiamo direttamente nelle nostre tasche…

Alfredo “OldFred” Distefano

7 settembre, 2009 | Nessun commento
Pagina successiva »